La storia

IMT, IL VINO AL PLURALE

A cosa servono i numeri? A dare tante risposte, ma da soli non bastano.

L'Istituto Marchigiano di Tutela Vini racchiude forma e sostanza proprio perché, partendo dai numeri, è stato capace di costruire un'identità. E allora andiamo per ordine. IMT vuol dire Vigneto Marche, innanzitutto: il Consorzio non tutela infatti una singola denominazione o una parte della produzione vitivinicola regionale bensì la quasi totalità.

Con oltre 850 aziende associate tra le province di Ancona, Macerata e Pesaro-Urbino, è ben poco ciò che resta scoperto da questo consorzio davvero sui generis costituito nel 1999 e in grado di sintetizzare oggi il 45% della superficie vitata regionale con oltre 8.000 ettari e il 90% dell'export complessivo. 

In un territorio storicamente e geograficamente diviso a pettine dai fiumi che delimitavano le "Marche", è servito un abile lavoro di tessitura sartoriale per valorizzare il vino nelle sue molteplici forme e misure e metterlo in vetrina.

I "grandi" (di taglia) sono serviti a trainare i "piccoli" e questi ultimi, a loro volta, ci hanno messo tutta la qualità di cui erano capaci per contribuire a rendere l'immagine completa e definita. Come quando si guarda una foto in digitale che, ingrandita sullo schermo, rivela l'importanza di ogni minuscolo pixel.

L'IMT, presieduto da Antonio Centocanti e diretto da Alberto Mazzoni, racconta la storia dei vini marchigiani passando per la porta principale: la riconoscibilità del prodotto. Ecco perché i numeri da soli non servono se manca una voce capace di esprimerli. L'Istituto ha scelto un codice di promozione e di comunicazione assolutamente innovativo che unisce il filo decisivo tra prodotto e consumo: l'analisi sensoriale.

Le 16 denominazioni di origine - di cui 4 D.O.C.G. - sono state mappate dal Centro Italiano di Analisi Sensoriale per identificare le peculiarità dei vini e tradurle scientificamente. 

La bocca, con cui si degusta, non può più bastare per raccontare la fisionomia di una terra attraverso i suoi vini: alle denominazioni serve un linguaggio che li renda simultaneamente comprensibili in ogni parte del mondo, come valore assoluto.

Soprattutto nelle nuove geografie del marketing sarà sempre più strategico il posizionamento di espressioni viticole munite di un passaporto: le emozioni suscitate da un vino possono e debbono essere soggettive ma la sua struttura non può che rispondere a parametri universali. 

In questo l'IMT ha saputo togliere il folle e cambiare marcia al passo coi tempi.

Alberto Mazzoni, alla guida operativa del Consorzio, ha fin da subito applicato questo percorso logico: valorizzare le peculiarità viticole, farle crescere in base ai loro tempi e ai loro stili e, una volta mature, esportarle nel mondo senza il timore che venissero emulate o contraffatte. Solo chi esporta normalità rischia di essere ripagato con la stessa merce.

IMT è una realtà moderna in cui la pluralità delle denominazioni e dei territori è il vero punto di forza: è sempre per addizione e mai per sottrazione che negli anni il Consorzio si è fatto grande, senza nascondere che la maturità raggiunta ha dovuto (e continua tuttora) fare sintesi dei mille caratteri di chi ha volontariamente aderito al progetto.

Le Marche sono sinonimo di molteplicità in ogni espressione, a partire dalla composizione dei suoli. La carta vincente giocata diversi anni fa è stata puntata sulle identità autoctone: nell'elenco regionale delle varietà di vite idonee alla produzione sono ben 52 i vitigni, di cui 30 assolutamente identificati col territorio.

Anche sotto questo profilo l'IMT può dirsi oggi moderno nel senso di contemporaneo con le richieste del mercato e funzionale ai parametri di consumo: solo ciò che si presenta unico attrae oggi gli acquisti. Bere vino è diventato un gesto sempre meno scontato e sempre più maturo. 

Nel mondo del vino ogni regione ha una punta di diamante e nelle Marche è senza dubbio il Verdicchio, anch'esso plurale nella doppia accezione di Jesi e Matelica dove esprime colori, odori e sapori irripetibili altrove.

Il vino bianco più premiato e al contempo più discreto d'Italia. Ma esistono anche perle come il Conero Riserva Docg, la Lacrima di Morro d'Alba, la Vernaccia di Serrapetrona, il Bianchello del Metauro, Pergola e i Colli Maceratesi, Serve partire per le Marche, per capire fino in fondo ciò che può restare in bocca dopo aver bevuto.

 

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